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I DIECI COMANDAMENTI

di e con ANDREA BRUGNNERA

I Dieci Comandamenti è la parodia, giocata in chiave comica e grottesca da un unico attore, dell’omonimo monumento Hollywoodiano del famoso De Mille (1959).

In essa è ironizzata soprattutto la grande spettacolarità, che ha fatto del colossal americano uno dei generi più indiscutibili del cinema contemporaneo, e che a suo tempo ha segnato (grazie a tecniche e mezzi incredibili) l’apogeo della cinematografia di massa.

Che un povero omino – a distanza di alcuni lustri dall’epoca d’oro del film storico e mitologico – si ritrovi tutto solo a raccogliere cartacce in un cinema ormai disertato, oggi non è certo dovuto al caso; e ancor meno dovuto al caso è il fatto – a prima vista grottesco – che egli all’improvviso scopra una vecchia macchina di proiezione, una pellicola ammuffita dal tempo e ritorni a viverla, anzi, ad interpretarla, visto che in mancanza d’altri spettatori egli la torna a raccontare a se stesso sotto forma di pantomima.

E qui avviene l’interessante perché il film, questo “elemento condizionatore” per antonomasia del nostro io più infantile e segreto, questa grande pittura dell’immaginario alla quale tutti (magari nascostamente per vergogna degliu altri) cerchiamo di rapportarci imitando, non si guarda soltanto: può anche essere raccontato.

Questa è dunque la grande cosa: raccontare il film. Ricondurlo alla narrazione figurata significa farne del Teatro.

Nella memoria del nostro omino sono rimaste impressionate, come su di una lastra vivente, le immagini favolose della pellicola. Titoli, scenari giganteschi e sfingi di cartapesta, attori, costumi, colori e migliaia di comparse, animali di tutti i generi, primi piani e piani americani, carrellate, musiche e ritmi si succedono in una girandola di minuscole scene.

Esprimendosi in smorfie, gesti, rumori e con l’ausilio di pochi oggetti banali l’attore gioca unicamente su se stesso proiettandosi via via in personaggi, cose e situazioni tipiche dello spettacolo.

foto: Stefania Daneluzzo