KAMINA TEATRO
via Maitani 3,05018 Orvieto (TR) Italy
C.F.90014010558
kaminateatro@gmail.com

© Copyright Associazione Culturale KAMINA 2019 - All rights reserved. 
 

IL PESO DELLO ZAINO

da Testi originali di Giulio Bedeschi

con

LORENZO BARTOLI
ANDREA BRUGNERA
PATRIZIA HARTMAN
FRANCESCO BOLO ROSSINI

Interventi Musicali dal vivo
MARIKO MASUDA Violino
MASSIMILIANO ANDREO Percussioni

 

Allestimento Scenicoe Direzione Tecnica
FABRIZIO COLLOREDO
DANIELA BELOTTI

 

Drammaturgia e Regia 
ANDREA BRUGNERA
FRANCESCO BOLO ROSSINI

foto: Matteo Castagna

Un racconto a più Voci, una recitazione distribuita fra quattro Interpreti tra cui un’attrice, e l’occasione di introdurre il tema della Presenza Femminile che in Bedeschi non è esplicita ma senz’altro intuita. CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO, IL PESO DELLO ZAINO e LA MIA ERBA E’ SUL DON (con LA RIVOLTA DI ABELE) costituiscono nell’opera di Bedeschi un trittico della Memoria contemporanea che ricalca gli archetipi classici cui attingiamo sin dalle origini: l’archetipo dell’“Assedio” (la guerra sotto Troia) così come quello del “Ritorno” (Le peregrinazioni di Ulisse).

A confronto, se CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO è vicenda del secondo conflitto mondiale vissuta da parte Italiana in Albania, Grecia e Russia; IL PESO DELLO ZAINO è un Coro a descrizione di quel Ritorno e della pur triste nostalgia per tutti i compagni perduti (da “NOSTOI”= ritorno e “ALGIA”=dolore), a quel fatto conseguente. Per rimandare alla “modernità” senza tempo di un simile confronto, si legga la ANABASIS di SENOFONTE, del IV°Secolo A.C., dove s’incontrano impressionanti analogie con la scrittura di Giulio Bedeschi.   

Siamo stati chiamati da quest’unica grande scrittura: toccati in emozioni e affetti preesistenti ancor prima che nella nostra voluttà di attori; rapiti in una Vicenda non ancora sopita e sospinti alla sua disperata e sommessa narrazione. E’ una Narrazione che sorge dalla Memoria e si rivela per Anime; Anime collettive e riconoscibili. E’ una Voce incarnata da Voci. Poi da Voci di Voci, che trasforma in Canto e che viene a cantarci la Storia, che poi in fondo è il Presente.

Come interpreti sentiamo il dovere, di raccontare la Storia: questo dramma di maschere umane talvolta oscure e orrende, tralaltra nobili e luminose, cui solo la Speranza da’ un senso. Qui, la Speranza è sola protagonista contro le forze dell’angoscia e della dissoluzione. Non si parla di guerra ma di allontanarsi dalla guerra e uscire dal suo tunnel; L’Opera di Giulio Bedeschi chiama a se’ chiunque ne sfiori le pagine. “Pagine di Neve” che si rincorrono innumeri come e quanto le piste della Steppa in tremenda e sublime semplicità.

E’ affresco Umano e realistico. E’ Anabasi consacrata della Modernità; è Teatro infine, e per Teatro s’intenda quello del Sangue e dello Spirito;

Qui tentiamo un Teatro della Memoria; delle masse perdute dei sommersi e degli sconfitti; per una Storia che stracci le bandiere e faccia nascere un Canto di Verità, la Verità, che sta sempre dalla parte dei Morti.