KAMINA TEATRO
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LA GUERRA SIA CON ME

di Mino Milani

Adattamento Scenico di Andrea Brugnera

Musica di Massimiliano R.F. Andreo

con ANDREA BRUGNERA

Dal bellissimo Romanzo originale di Mino Milani, l’Adattamento Teatrale di Andrea Brugnera sulla vicenda di un Santo fra i più celebri e al contempo misteriosi, nonché controversi dell’Agiografia ufficiale: una Narrazione che si colloca a ripercorrere gli aspetti più profondi dell’Età di Mezzo, tanto nei Simboli che nelle Geografie…

E’ una Vita Immaginaria (ma non troppo!) che ricostruisce – nel Racconto di un solo Attore – il Ciclo di un’ ”Errance” individuale fra ‘300 & ‘400, con tutte le Tappe e gli Eventi propri a quell’Epoca: dalla rinuncia a una tranquilla esistenza mercantile-borghese, alla “Ventura” mercenaria in un percorso di violenza, saccheggio, stragi e guerra; dall’Illuminazione evangelica alla scelta di una Vita mistica ed errabonda, eppure esemplare, sulla Via dei grandi Pellegrinaggi.

 Ed è un Viaggio dalla Giovinezza alla Morte (oscura e anonima, ma circonfusa d’un alone di Purezza e Leggenda), che ha per tappe Miracoli, Conversioni, pestilenze, esecuzioni e battaglie; Vi compaiono Personaggi probabili, nella Loro tipologia, ma scolpiti con una dovizia realistica: inesorabilmente crudeli quanto caritatevoli; avidi di potere ma di colpo umili; spietatamente inflessibili ma all’improvviso confusi e umani… E questo perché l’Autore Li ha concepiti con una modernità quasi paradossale: e’ Medio Evo, si, ma un Medio Evo che noi non riusciremmo a comprendere, se non presentasse caratteri e tensioni di questa stessa nostra Contemporaneità…

Così par di capire che non c’è Santo che possa emergere senza aver “peccato”; e non vi è Redenzione se Essa non sorge dalla strenua Lotta del Se’ contro il Se’ quotidiano. Il Medioevo qui è un Medioevo di Violenza, ma la violenza che s’intende è il “giornaliero” e l’ “usuale” che non fa eccezione -  è una sorta di linguaggio eterno e presente; come un linguaggio dal quale emergono, improvvise, le Parole e le Gesta (nel senso proprio di “Gestes” del più tardo Romanzo Cavalleresco ) della “Santità”; e “Santità “ non necessariamente sovrumana e paradisiaca, ma quasi sommessa, domestica, quella Perfezione cioè alla Quale noi tutti potremmo attingere.

Rocco accoglie i malati; guarisce o seppellisce i colpiti dalla Grande Peste; s’interpone fra il condannato e il boia condividendone gli insulti, termina infine i propri giorni massacrato in un carcere come spia. Ma è Affresco tumultuoso e magnifico, che attraversa quei “Secoli Bui” insieme ai casi e alle Emozioni di questo splendido Protagonista, volta a volta Pellegrino, Guaritore, Predicatore, Ribelle, predestinato col suo Cane e con la sua Ferita a una Memoria grandiosa, quasi epica o mitologica.

La splendida Scrittura dell’irripetibile Mino Milani – nel suo svolgersi pacato e maestoso – ne fa una Figura errabonda, quasi un Eroe dei nostri giorni, Qualcuno che in fondo ancora ci fa chiedere, nell’intimo, se il Medio Evo sia finito davvero…